Alessandro Italia

Quando ho letto la proposta di scrivere un pensiero sul Pit presidente o sul Pit amico, istintivamente mi son chiesto: «Quale Pit scegliere? Il presidente? L’amico?».

In realtà, mi sarebbe stato impossibile scindere i due campi.

C’è un Pit amico, che a un certo punto proprio in virtù di quell’amicizia che legava lui a noi e noi a lui ha deciso di diventare presidente.

La caratteristica che mi ha sempre colpito di Pit è la sua straordinaria capacità di calamitare le folle attorno a sé; molti di noi, infatti, devono molte conoscenze a lui: io conosco Pit, lui conosce Pit, quindi io e lui ci conosciamo (quasi fosse una proprietà matematica).

E così è stato anche per l’Atletico: il presidente era il fil rouge della squadra. E quello fu un gesto di gratuità straordinario: certo, star in compagnia gli faceva piacere, ma lui giocare non giocava e forse di certe problematiche “burocratiche” avrebbe fatto anche a meno. Anche negli ultimi tempi, quando la squadra andava sciogliendosi, l’ultimo ad arrendersi fu proprio lui.

Il secondo ricordo di Pit mi riporta indietro nel tempo, agli inizi della nostra amicizia: in quanto più grande di un anno, prese prima di me la patente e i primi viaggi su una macchina di un amico li feci con lui.

Per la verità, nemmeno quando presi, poco dopo, la patente smisi la piacevole abitudine di finire sulla sua GTI.

Ricordo il viaggio per Riccione, il viaggio per andare a vedere il ritiro della Juve (sic) e gli svariati viaggi centro-Berfis, centro-Alter Ego, a seconda dei periodi. Sempre all’insegna della musica house ad alto volume: era riuscito persino a farmi diventare appassionato di quel genere di musica! E tutto questo avveniva senza mai far pesare nulla a nessuno, e forse senza ricevere mai un numero sufficiente di grazie.

Pit, quindi, era un ragazzo di una generosità e di una gratuità esemplari: e il fatto che conoscesse tante persone, molte delle quali non solo a livello superficiale, ne era una diretta conseguenza.

Gratuità e ironia, ecco l’altro aspetto caratteristico di Pit: sapeva farsi prendere in giro, ma soprattutto prendere in giro, senza mai sfociare nella cattiveria.

Quante me ne ha dette sui miei “pettorali”, o sulle mie origini sicule, o ancora su un paio di baci per così dire avventati!

Ma tutto ciò era sempre un’occasione per ridere e cimentare l’amicizia.

Voglio chiudere con uno scambio di battute che ci scambiammo l’ultima volta che ci vedemmo, sabato 19 luglio 2014 in occasione del ritorno dal Brasile di un nostro amico, e che mi è sempre rimasto impresso.

Mi chiese dove sarei andato per le vacanze e io gli risposi, dopo un secondo di titubanza, che sarei stato in pellegrinaggio verso la Madonna di Czestochowa per quindici giorni. Temevo un atto di denigrazione, invece mi rispose «Bello!».

Mi colpì la spontaneità di quel «Bello!» e tuttora ne sono felice.

Alessandro

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