Andrea Rugiu

Conoscevo Pit da quasi 10 anni, ricordo che erano iniziati i mondiali del 2006, quindi si può dire che la nostra amicizia fosse iniziata nel migliore dei modi, festeggiando la vittoria dell’Italia, vivendo un’esperienza che probabilmente si vive una sola volta nella vita.

In effetti il calcio è sempre stato un elemento molto presente nei rapporti tra di noi sia singolarmente che in gruppo.

Condividevamo l’amore per la stessa squadra, la Juventus, amavamo gli stessi grandi giocatori che hanno fatto la storia di questa squadra e ne disprezzavamo altrettanti che invece l’hanno rovinata.

Tra le tante incertezze che vi sono al mondo, si può sicuramente mettere da parte un eccezione: A Pit stava sul cazzo Giovinco più di ogni altro giocatore. Ancora oggi mi viene da ridere.

Se mi fermo a pensare a che cosa facevo prima di uscire la sera nel weekend, 9 volte su 10 mi vengono in mente le serate insieme post aperitivo a guardare la Juve.

Gli ultimi giorni che abbiamo passato insieme, cercavamo disperatamente di continuare a fare le stesse cose che tra amici abbiamo sempre fatto, trovandoci a casa a guardare le partite a mangiare qualcosa insieme a insultare gratuitamente noi e le nostre madri:). Purtroppo però, era evidente che le cose stavano cambiando e la consapevolezza che prima o poi si sarebbero totalmente stravolte stava prendendo sempre più spazio nei nostri cuori.

Così abbiamo fatto tesoro di ogni singolo minuto passato insieme, abbiamo fatto “buon viso a cattivo gioco”, abbiamo accompagnato il nostro fratello fin dove avrebbe poi deciso di fermarsi, ma lo abbiamo fatto tenendolo per mano.

Se in questo momento chiudo gli occhi e torno indietro pensando a lui, il timbro della sua voce è la prima cosa che riaffiora, dopodichè la sua faccia le sue mani e in fine il suo buon odore.

Sorrido mentre scrivo perché se leggesse quest’ultima parte sul suo odore mi coprirebbe di insulti pesantemente, ma sicuramente tutti si ricorderanno quanto profumasse di buono.

Queste sono le cose che mi ricordano lui, non è la Malattia.

Perché la Malattia gli avrà portato via il corpo, ma non il suo ricordo.

Personalmente io non credo che quando qualcuno arrivi alla fine la sua anima vada chissà dove, potrei anche sbagliarmi ma so per certo che il suo ricordo sia reale, così reale che lo si possa toccare.

Quindi è questo che faccio ogni giorno, ed è questo che facciamo noi (i suoi amici) tutti i giorni teniamo alto il suo ricordo, lo teniamo vivo, della bella persona che era, del fratello che era.

Andrea

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