Gianluca Vincenti

A volte è giusto non tacere.

La nostra ultima conversazione inizia con un tuo messaggio che fa: “Spiegami un po’ del 10 giugno”.. avevamo una festa universitaria, e a pensarci mi vengono i brividi.
Abbiamo iniziato insieme, questo “lavoro”, questo “hobby”, io avevo 19 anni, un paio di scarpe che mi portavano ovunque e un sacco di insicurezze.
Il nostro primo incontro è stato proprio lì, dove tu eri il padrone di casa, in console.
La cosa più bella è che sei iniziato a piacermi come persona, e non come dj, che vuol dire tutto, visto che come dj eri il migliore rapportato ai nostri coetanei (te l’ho sempre detto che non ci capisco un’eva ).

Il nostro rapporto è stato sin da subito spontaneo e naturale, senza compromessi. Da lì la sicurezza di averti sempre disponibile e responsabilmente presente nella nostra console. Ti ho portato con me per 8 anni, abbiamo girato diversi locali, ma il nostro spirito era sempre lo stesso. Uniti, come si fa in una famiglia, con gli stessi ideali e le stesse idee. La nostra “Famiglia” con gli anni, si è allargata, e abbiamo ospitato due “stranieri” come li chiamavamo noi, il “trevigiano” e il “rivano”, due persone che venivano da città diverse ma che andavano nella nostra stessa direzione, e per anni abbiamo camminato insieme, tutti con la stessa idea per la testa, far divertire la gente e divertirci noi.
A volte sai ci penso e un po’ mi pento, mi pento dell’errore che la maggior parte delle persone fanno, danno per scontato cose e persone che ti sono così vicine dentro, non pensando mai che un giorno non ci potrebbero più essere lì di  fianco a loro.
Ma poi ti ritrovo nella stragrande maggioranza delle cose che tutt’ora faccio, continuo ad averti con me nelle Nostre serate, continuo a rivivere i sabati pomeriggi al CSI a parlare di calcio e dei nostri risultati, continuo a vederti al Cambridge a bere il nostro caffè, puntuale come un orologio svizzero a cadenza bi-settimanale, perché si ogni circa 2 settimane ne avevamo bisogno per aggiornarci su tutto e tutti.
E poi… ti devo dire una cosa…
Lo scorso 17 dicembre seduto ad un tavolo e cenando ho capito una cosa importante.
Ho capito cosa volevi lasciarci. Ho capito che i rapporti umani vanno oltre e rimangono in eterno. E il rapporto che avevo con te lo porto avanti, ancora adesso, con le persone a te più strette. E so che il “rivano” e il “trevigiano” ce li porteremo con me e con te per tutta la vita, e so che ne saresti contento… E per questo non smetterò mai di ringraziarti.

Pensaci amico, credi sia da tutti tenere unite le persone andandosene? Io non credo.

Un abbraccio amico mio.

Gianluca

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