Giulia Anfossi Forte

Ricordo ancora il giorno il cui ho conosciuto Pit, una sera d’inverno al bar con un gruppo di altri amici. Ci siamo presentati e abbiamo cominciato a parlare come se ci conoscessimo da sempre, per me è stato “amore” a prima vista, con la sua spontaneità e la sua lingua tagliente mi ha conquistata nel giro di pochi minuti.

Difficile descrivere la sua persona in poche parole, così difficile e adorabile allo stesso tempo, Pit era decisamente complesso ma sicuramente il migliore amico che abbia mai avuto. Ho molti ricordi di lui e di noi, che custodisco gelosamente. La cosa che mi porterò dentro per sempre è l’aver condiviso con lui momenti divertenti, confidenze, malumori e difficoltà. Non ho mai litigato con Pit, ma di battibecchi ne abbiamo avuti diversi, inevitabilmente risolti dopo poco tempo perché non resistevo al suo “Giulay…ma ti sei arrabbiata?” mentre mi toccava la spalla col suo ditino.

Pit era un amico speciale, divertente, presente, altruista, premuroso, sincero. Era un fratello, e da buon fratello era decisamente petulante e dispettoso.

Ricordo con un sorriso ogni volta che mi sedevo nel sedile posteriore della sua auto e mi allacciavo la cintura, lui spiandomi dallo specchietto mi prendeva in giro dicendo: “Giulay ti sei messa la cintura???” era un rompipalle di prima categoria e non gli sfuggiva niente, ma noi tutti lo adoravamo soprattutto per questo.

Quando veniva a cena da me pensavo a cosa cucinare con largo anticipo, non è un mistero quanto fosse schizzinoso e di gusti difficili, dopo cena ci mettevamo sul divano e voleva sempre la sua copertina (si, sappiamo anche quanto fosse freddoloso) e ogni volta si accertava che fosse pulita…non ho mai lavato quella copertina leopardata e mai lo farò.

La cosa che mi manca di più è poterlo abbracciare e sentire il suo profumo ogni volta che lo annusavo mi chiedeva: “PUZZO?”, io rispondevo di si ma in realtà aveva un odore buonissimo, a me ha sempre ricordato quello di un bimbo che sa di borotalco.

Quando facevamo i viaggi in macchina c’era puntualmente la sua felpetta col cappuccio sul sedile posteriore, e a me piaceva indossarla per sentirne il profumo.

Ho sempre pensato che avessimo molte più cose in comune di quanto sembrasse. Entrambi puntuali, precisi, decisamente poco pazienti, facilmente irritabili e molto schietti.

Ecco il fatto di essere così simili caratterialmente, ci ha probabilmente ed inevitabilmente legati fin dal primo momento, come se ci fosse una sorta di affinità elettiva. Mi viene da ridere mentre scrivo perché se fossi qui con me avresti detto: “NON PARLARE COME FACCI ADESSO”.

Giorni fa ho letto le nostre vecchie conversazioni su WhatsApp e messenger. tralasciando tutte le schifezze e cavolate che ogni giorno mi mandavi, sono arrivata a “marzo 2012” quando hai deciso di farti il tatuaggio, il giglio, o meglio fleur de lys come amavi chiamarlo tu. Non ti nego che mi sono fatta un sacco di risate rileggendo la conversazione in cui mi chiedevi se avresti avuto più sex appeal dopo averlo fatto, e tutte le continue domande sull’ utilizzo degli aghi e relativa procedura.

Inevitabilmente mi è venuto in mente il giorno in cui ti ho accompagnato… mi hai stressato per mesi, ma sono felice di avere anche questo ricordo insieme.

Proseguendo con le vecchie conversazioni ho trovato quella in cui, dopo vari discorsi in merito, ti dicevo che mi ero appena immatricolata all’università. Alla mia domanda “sei contento?” tu mi hai risposto “tanto”…ecco, quel “tanto” per me ha sempre significato molto. Anche in quel periodo di mia indecisione sulla scelta dell’università, tu mi sei stato vicino e ti sei sempre interessato. Questo è il motivo per cui ho sentito di dedicare a te la mia tesi di laurea.

Sei la persona che mi è mancata di più nel giorno della mia laurea ma sei anche colui che mi ha dato la forza di raggiungere questo mio traguardo.

Ho sempre capito che mi volessi bene prima ancora che me lo dicessi, non nego che sentirtelo dire mi abbia piacevolmente sorpreso, ma tu avevi la capacità di dimostrare tutto con i fatti e con i più piccoli gesti. Sono felice di essere riuscita a dirti che ti voglio bene prima che la vita decidesse di separarci. Io voglio ricordarti col sorriso e per tutti i bei momenti trascorsi insieme, come tu avresti voluto. Sei la nostra forza amico!

…So che da lassù ci starai maledicendo per quello che stiamo facendo, mi immagino già la tua faccia, ma noi te lo dobbiamo. Ci hai insegnato tanto e hai sempre voluto che fossimo tutti uniti. Quindi adesso siamo qui, tutti insieme a tenere vivo il tuo ricordo, indelebile nei nostri cuori.

Come mi hai detto tu una volta e non lo scorderò mai… “Mi manchi come il curry sul pollo”. Ciao amico mio.

Giulia A. F.

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